Tortillas con cruditè

Circa una settimana fa ho trovato questo blog Tales of a kitchen ed è stato amore a prima vista. Lì ho trovato ricette non laboriose che però garantiscono un risultato appetitoso, con un tocco esotico e una bella presentazione. Un manifesto di cucina su misura per me. Domenica scorsa ho avuto a cena la famiglia del mio compagno e come antipasto ho improvvisato il piatto che adesso vi presento e per il quale mi sono ispirata ad un paio di ricette che trovate nel blog di cui sopra. Successone, anche con il cognatino sedicenne ipercritico. Il plating non è granché, ma gli invitati avevano fame.
tortillas di riso
Facile. Per 6 persone. Pronto in 20 minuti.

Ingredienti:
150 g di hummus di ceci
3 carote medie
1 foglio di alga nori per sushi
6 tortillas di riso
1 mazzetto di prezzemolo fresco
10 noci
1/4 di cavolo capuccio piccolo
1/2 mela
1 avocado
succo di 1/2 limone o più (oppure 1 lime)
2 cipollotti
1 cm di zenzero fresco grattuggiato
shoyu a piacere

Procedimento:
Lavate le verdure e preparate una ciotola con acqua a temperatura ambiente. Tritate le noci fino ad ottenere una granella. Tagliate a julienne il cavolo cappuccio, l’alga nori, il cipollotto, le carote, l’avocado e per ultimo la mela. Irrorate di succo di limone per prevenire l’ossidazione, mischiate e dividete le verdure così tagliate in sei parti. Ora immergete la tortilla in acqua per due secondi. Sarà ancora rigida quando la tirerete fuori, ma si ammorbidirà in pochi secondi. Poggiatela su una superficie piatta, un tagliere o un piatto ampio. Farcite con la cruditè, tre o quattro cucchiaini di hummus, la granella di noci, una grattugiata di zenzero e richiudete arrotolando la tortilla, come se fosse un cannellone, ma cercando di far aderire e richiudere anche le due estremità. Con un coltello affilato tagliate in due per ottenere i coni, servite con granella di noci e un filo di shoyu. Ripetete l’operazione con le altre cinque.

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Allume mon amour

Oggi presento un prodotto naturale che da qualche mese è entrato nella mia quotidianità per supplire ad un altro, ottenuto in laboratorio, che ho deciso di smettere di utilizzare. Il mio deodorante è stato per anni Lycia Persona e onestamente non ho smesso di utilizzarlo perché lo ritengo poco efficace, anzi: anche se è un prodotto da supermercato, nel mio caso manteneva la promessa di lasciarmi un giorno intero senza cattivo odore.
Quello che mi ha fatto cercare un sostituto è stato anche questa volta l’esigenza di fare
 una scelta il più possibile sostenibile, usando prodotti meno inquinanti, più facili per l’ambiente da riassorbire e, dunque, più naturali.
allume di rocca
E così ho comprato il mio primo allume di rocca, una pietra con un naturale potere deodorante: è sufficiente sfregarla delicatamente sulla pelle, come si fa con un deodorante roll-on, perché l’allume riesca a restringere i pori e dare così il naturale effetto deodorante. Come ho spiegato, se ho cambiato prodotto, non è stato per la ricerca di una maggiore efficacia, eppure…sono davvero sorpresa e soddisfatta! L’allume non ha niente da invidiare al lycia, anzi: ha una durata persino più lunga, arrivando a deodorare per un giorno e mezzo o, nel mio caso, addirittura due.
Nella foto vi mostro i due formati di allume che mi è capitato di utilizzare finora. Nello stick – confezionato in questo caso da un’erboristeria su viale Monza (a Milano) – la pietra si presenta levigata e di forma cilindrica. Dentro alla pochette di tela, invece, potete vedere un pezzo di allume più o meno per come si trova in natura, di forma irregolare, anche se levigato.
Quest’ultimo formato è stato il primo che ho acquistato. Purtroppo però si è rotto cadendo e il pezzo rimasto era spigoloso: impossibile da sfregare, a meno che uno non abbia tendenze autolesioniste! Così sono tornata in erboristeria. L’allume al naturale non c’era più ed ho comprato lo stick.
Con lo stick mi trovo benissimo e credo sia un perfetto passaggio intermedio per chi non ha voglia di rinunciare alla comodità. Infatti si tratta di uno stick richiudibile e l’uso è praticamente identico a quello di qualsiasi deodorante in roll-on. L’unico consiglio che do è di sfregare l’allume – in qualsiasi formato – preferibilmente sulla pelle leggermente umida, per consentire alla pietra di scivolare meglio.
Per concludere, consiglio l’allume al naturale a chi ha voglia di risparmiare – dal momento che costa molto meno – a chi è più spartano e non ha paura di osare e, ultimo ma non meno importante, anche a chi vuole azzerare l’inquinamento che deriva dal packaging in plastica della confezione in roll-on. Per tutti gli altri: cominciate con il comodo roll-on.

Pasta e sinapa

Sinapa, nel dialetto siciliano, è il nome della senape. Forse non tutti sanno che, proprio in Sicilia, di questa pianta noi mangiamo non solo i semi, con cui si ottiene anche la salsa omonima, ma anche le foglie, che hanno un interessante sapore amarognolo. Il segreto di una buona riuscita di questa ricetta è lo zafferano: dev’essere di ottima qualità.
pasta e sinapa
Ingredienti
1 kilo di sinapa
1 manciata di uvette
1 manciata abbondante di pinoli
1 manciata abbondante di mandorle
1 busta di zafferano in stimmi di qualità
140 g di bucatini (noi abbiamo usato la pasta fresca, che è un’ottima alternativa)
2 spicchi d’aglio
1/2 tazzina da caffè di vino bianco
2 cucchiai di olio evo
sale marino integrale

Procedimento
Per pulire la sinapa tenete solo la parte di gambo ricoperta da foglie e buttate via le parti spoglie. Buttate via anche le eventuali foglie secche o ingiallite, userete solo quelle con un bel colore verde. Portate a bollore l’acqua e fate scottare la verdura per qualche minuto finché i gambi non risultano abbastanza teneri. In un padellino fate imbrunire i pinoli e metteteli da parte. Scolate la verdura con un mestolo traforato e lasciatela a sgocciolare: l’acqua di cottura va mantenuta. Nello stesso padellino che avete usato per i pinoli versate ora un paio di cucchiai di sale e procedete a tostare le mandorle. Giratele di tanto in tanto, saranno pronte quando avranno finito di scoppiettare. Tritate l’aglio finemente e in una padella capiente fatelo imbiondire con un cucchiaio d’olio e del peperoncino. Versate in padella la sinapa e le uvette e fate saltare. Riportate a bollore l’acqua di cottura della verdura, salate e calate la pasta. Separate le mandorle tostate dal sale con l’aiuto di un colino, tritatele grossolanamente e mettetele da parte. Quando la pasta è ancora al dente scolate e versatela nella padella col vino bianco, dentro cui avrete già sciolto lo zafferano. Amalgamate bene: volete che la pasta diventi di un bel colore giallo vivo, se necessario aggiungete qualche cucchiaio di acqua di cottura. A fuoco spento aggiungete i pinoli tostati  l’altro cucchiaio d’olio, metà delle mandorle e mescolate assieme tutti gli ingredienti. Se volete, impiattate creando dei nidi, aiutandovi con un mestolo ed una forchetta e decorate i nidi e la base del piatto con le mandorle rimaste.

Il dentifricio che piace ai gatti

E’ da tempo che ho voglia di presentarvi queste cose. Non si tratta di piatti, ma di prodotti che ho iniziato ad usare da quando è aumentata la mia consapevolezza nei confronti dei prodotti industriali, non soltanto alimentari. Questo post non è una pubblicità, dal momento che nessuno mi paga. E’ un post per chi, come me, vuole acquistare in sicurezza prodotti etici e sani, ma è troppo pigro, o ancora troppo inesperto, per darsi all’autoproduzione di cosmetici naturali. Si tratta di una crema per il viso e di un gel dentifricio. Bicho, uno dei tre gatti con cui convivo, si è offerto come modello per posare  nello scatto di quest’ultimo.
dentifricio
Chi si interessa di prodotti naturali conosce già la Weleda. Il dentifricio che vedete in foto è indicato in particolare per gengive sensibili ed è di origine vegetale. Ha un sapore neutro e nient’affatto invasivo, al contrario dei dentifrici che si trovano al supermercato: si può lavare i denti anche prima di un pasto, perché non altera il senso del gusto. Potete acquistarlo in farmacia o in un negozio bio. Ultimo ma non meno importante, come tutti i prodotti Weleda, il dentifricio non è testato sugli animali. Forse per questo a Bicho è piaciuto tanto? Ecco una foto col tubetto bene a fuoco.
dentifricio weleda
Nel caso della crema è stata Zoe a voler fare da modella.crma natyr con zoeQuesto è un prodotto che ho cercato tanto, non sono ancora interamente soddisfatta, però ci siamo quasi. I difetti della crema sono due, il primo è che contiene profumo, il secondo è che costa 15 euro che, se uno ci pensa, sono un sacco di soldi per un barattolo da 50 ml. Da Altromercato, dove l’ho acquistata, c’era anche un’altra crema idratante che avevo adocchiato e costava circa la metà, ma al leggere gli ingredienti ho scoperto che conteneva olio di palma. Forse non tutti sanno che la coltivazione intensiva di palme da olio sta causando la sparizione della foresta in Costa d’Avorio con conseguente estinzione di diverse specie animali, tra cui gli orango. L’ho rimessa sullo scaffale. La crema che vedete, al tè verde e pompelmo rosa, è delicata e di immediato assorbimento, come il dentifricio, non è testata sugli animali, e, spendere 7 euro in più, a volte sa’ di buono.

Tortino di amaranto ai carciofi

Oggi ho cucinato al meglio delle mie capacità, e quello che ho preparato era così buono che non abbiamo neanche fatto a tempo a fotografarlo…Come premio di consolazione vi racconto di questa ricetta di qualche giorno fa, che è stata un pò il banco di prova.
tortino di amaranto ai carciofi
Difficoltà: bassa. Persone: 2. Tempo: 40 minuti.  Voto: 7

Ingredienti:
120 g di amaranto
3 spicchi d’aglio
1 cipollotto
4 cucchiai di fiocchi di lievito alimentare
3 carciofi
olio evo qb
sale qb
pepe qb
succo di 1 limone
1 manciata di prezzemolo

Procedimento:
Fate cuocere l’amaranto in acqua e sale, secondo le istruzioni riportate sulla confezione. Svettate le punte dei carciofi, tagliate i gambi e togliete le foglie esterne. Passate i carciofi in acqua e limone per non farli ossidare. Frullate con un minipimer olio, sale, pepe, prezzemolo e due cucchiai di lievito alimentare. Massaggiate con cura i carciofi col composto ottenuto, facendolo penetrare all’interno e tra le foglie. Mettete i carciofi così conditi in una pentola stretta, tenendoli in piedi, perché il condimento non si rovesci. Aggiungete 1 dito di acqua, 1 cucchiaino d’olio, pepe, sale e 1 spicchio d’aglio intero.
Incoperchiate e fate cuocere a fuoco lento. Dopo circa 15 minuti dall’ebollizione dell’acqua, dovrebbero essere cotti, altrimenti aggiungete qualche altro cucchiaio di acqua bollente: non devono attaccare alla pentola. Quando l’amaranto è cotto, aggiungete uno spicchio d’aglio e il cipollotto tritati finissimi, 1 cucchiaino d’olio e fate stufare e a fine cottura aggiungete un pò di pepe macinato al momento. Su un tagliere tagliate a metà uno dei carciofi e lasciate interi gli altri due. Impiattate l’amaranto con un coppapasta, accompagnatelo con un carciofo intero, e come topping dello sformato usate il carciofo tagliato a metà.

Variazioni:
Avevo preparato dell’amaranto in più e ho potuto fare altri esperimenti. Il più interessante si è rivelato questo:
tortino di amaranto in salsa di radicchio e carpaccio di pera
Qui il tortino è servito su un letto di mousse di radicchio ed è accompagnato da radicchio fresco e da un carpaccio di pera che stempera bene la nota amara dalla cicoria. La salsa al radicchio è ancora da studiare, riservo la pubblicazione a quando mi convincerà del tutto.

Ceci n’est pas un fruit

La colonna sonora del post di oggi è Woolf di First Aid Kit. E’ una bella giornata, non solo perché fuori c’è luce e sole come a primavera, ma perchè oggi è vacanza dal lavoro. Significa tempo per me e per commissioni importanti rimandate troppi giorni. E poi spazio per la creatività risposta in un cassetto che reclama espressione. Il piatto che vi presento mi interessa soprattutto per il plating, spiritoso e carnevalesco, la ricetta è semplice ma gli accostamenti di sapori sono interessanti, la salsa allo yogurt e il seitan si sposano e si richiamano: li ho conditi in parallelo, per creare un effetto variazione su tema, e il piatto è ricco ma delicato.
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Ingredienti:
1 panetto di seitan “natura e bontà” lavorato a mano
2 piccoli denti d’aglio
3-4 cm di porro, la parte verde
3 cucchiai circa cucchiaio di olio evo
2 dita di zenzero fresco grattuggiato
2 cucchiai di shoyu
3 patate medie
1 bustina di zafferano
1/4 di cipolla rossa (la mia cipolla era grossa come un arancia)
sale qb
1 vasetto di yogurt
noce moscata qb
1/2 limone, la scorza grattugiata
1 cucchiaino di succo di limone
1 cucchiaino di cannella
2 ciuffi di cicoria grumolo
2 dita di porro, la parte bianca
1/2 bicchiere di birra Guinness
pepe qb
1 cucchiaino colmo di senape

Procedimento:
Si inizia con le patate che hanno cottura più lunga. Pelate e affettate ricavando una dadolata con cubetti uniformi. Affettate anche la cipolla rossa. Versate entrambi in una pentola, meglio se antiaderente, aggiungete una girata d’olio evo, due cucchiai circa, e lasciate insaporire qualche minuto, poi versate acqua calda a coprire, lo zafferano, il sale e lasciate cuocere.
Affettate il panetto di seitan ottenendo degli straccetti irregolari. Tritate finissimo la parte verde del porro con l’aglio. Versate in una ciotola assieme al seitan, condite con 1/2 cucchiaino di cannella, l’olio restante, la shoyu, metà della scorza di limone e dello zenzero. Mischiate bene. Trasferite in una padella di ghisa, fate rosolare pochi minuti poi aggiungete la birra e lasciate cuocere. Non perdete d’occhio le patate, se si asciugano troppo copritele con un coperchio finché saranno cotte, ma non sfatte.
Dedicatevi alla salsa allo yogurt. Versate lo yogurt nel bicchiere del frullatore a immersione assieme alla parte bianca del porro, l’altro dente d’aglio a cui avrete tolto l’anima, e alla metà restante della scorza di limone, dello zenzero e della noce moscata. Aggiungete il succo di limone e la senape, salate e pepate. Frullate tutto facendo incorporare aria. Volete che la crema sia leggera e spumosa. Spegnete i due fuochi a cottura raggiunta. Versate la crema allo yogurt in un dispenser per dolci. Prendete un piatto da portata quadrato oppure ovale. In un angolo sistemate due ciuffetti di cicoria, accanto un paio di cucchiai di seitan e a seguire un’altro paio di cucchiai di patate. Decorate il piatto col dispenser, realizzando un semicerchio di pois di salsa allo yogurt di diametro decrescente. Ma anche no: inventate un  plating che vi piace di più, e divertitevi.

Spaghetti raw in agrodolce

Un paio di giorni fa un’amica mi ha suggerito un blog crudista che è stato fonte d’ispirazione. Si chiama thisrawsomeveganlife. Il crudismo mi è sempre più simpatico ed il blog è arrivato in un momento in cui sento il bisogno di un cambiamento, di idee nuove. E’ nato così il mio pranzo solitario, ma allegro, di oggi, ve lo presento ascoltando la splendida Susana Baca.
raw pasta tricolore con pesto d avocado e chips di cocco
Ingredienti:
1 batata
1 barbabietola piccola
1 finocchio
2 avocado piccoli
1/2 bicchiere di latte di cocco da una lattina, solo la parte liquida
2 cucchiaini abbondanti di senape
2 cucchiai di limone bio
2 manciate di semi di girasole
pepe bianco qb
2 cucchiaini di curcuma
3 cm di porro
1 manciata abbondante di germogli di legumi
sale qb

Procedimento:
Per preparare questo piatto vi serve uno strumento magico. E’ un affetta verdure a spirale, in grado di ricavare splendidi spaghetti dalle verdure più svariate. Riducete quindi in spaghetto la barbabietola, il finocchio e la batata e versateli in una terrina. Consiglio di usare solo verdure bio. Passate alla salsa. Potete usare mezzo bicchiere di latte di cocco. In realtà io ho fatto altrimenti, usando solo la parte liquida, che ho separato dalla polpa tenendo la lattina in frigo per almeno una notte. La lattina va ribaltata prima dell’apertura, perché il liquido si deposita sul fondo. Dunque aprite e versate il liquido in un bicchiere. La polpa, che metterete da parte, potrete usarla per preparare deliziose creme, dessert, panne vegetali, frullati e chi più ne ha più ne metta. Per condire la pasta userete invece metà del bicchiere di liquido ottenuto. Unite il liquido all’avocado che avrete schiacciato con una forchetta. Aggiungete il porro tagliato a julienne, la curcuma, il pepe, il limone, la senape, il sale. Versate 3/4 della salsa ottenuta nella terrina, aggiungete i semi di girasole e i germogli di legumi. Li ho usati per rendere il piatto più nutriente, visto l’apporto di proteine e grassi nobili. Mescolate con cura e, finalmente, disponete gli spaghetti sui piatti, a forma di nido, versate in cima qualche cucchiaio di salsa per ottenere un bel contrasto cromatico e decorate con chips di cocco. Servite.